martedì 10 novembre 2015


Professionalità, esperienza e passione per vincere l’abbandono


Fare agricoltura e allevamento in Liguria vuol dire tutto e niente: siamo in una terra in cui si può coltivare il basilico di fronte al mare o fare formaggi d’alpeggio a meno di un’ora di distanza, produrre fiori sulla costa o patate in montagna. Qualunque sarà la scelta, però, un po’ di esperienza e una buona conoscenza del mestiere daranno un vantaggio incalcolabile. 
Qui da noi il passaggio generazionale ha segnato spesso un distacco, un vuoto fra padri e figli che non ha consentito, ai primi, di trasmettere le loro conoscenze, se non in modo sommario e frammentato. I figli dovevano studiare, togliersi dalla campagna per cercare lavoro altrove e tentare di costruirsi un futuro migliore, senza le troppe fatiche e i sacrifici richiesti dalla terra.
Nei pochi casi in cui questo passaggio c’è stato, il risultato si vede ed è straordinario. Mi è capitato di visitare un terreno sopra Varazze, primo comune savonese al confine con la provincia di Genova. Sulla montagna che sovrasta l’abitato, a tre chilometri dal mare – in linea d’aria, meno della metà – c’era un vecchio podere pianeggiante; un luogo splendido ma trascurato da decenni: ulivi abbandonati, campi invasi da rovi e sterpaglie, terrazze crollate e i segni del fuoco un po’ dappertutto. 
C’è voluta tutta la capacità, la tenacia e l’esperienza di Paolo Calcagno, noto produttore di Basilico Genovese Dop, per rimettere in ordine quei terreni, ma anche la fiducia che tanto lavoro avrebbe dato buoni frutti, passati alcuni anni. Oggi la dimostrazione che ne valeva la pena è evidente, e dove l’abbandono e l’incuria sembravano aver preso il sopravvento per sempre, c’è un orto meraviglioso attorniato da un uliveto nel quale, fra l’altro, pascola un gregge di pecore. 
E il lavoro non è ancora finito, restano da recuperare altri terreni, oggi solo in parte ripuliti dalle sterpaglie. Ciò che più conta, però, è che la terra, rivitalizzata e curata, ha subito risposto positivamente alle semine e gli ortaggi coltivati hanno offerto un raccolto davvero soddisfacente. 
Melanzane, pomodori, peperoni, insalate e patate hanno prosperato splendidamente in estate, mentre ora, in autunno, porri, insalate, finocchi e cavoli di molte varietà stanno dando ottimi risultati. 

Qua e là, fra i solchi di ortaggi, rimane vivo e in salute qualche ulivo secolare, a testimoniare l’antica convivenza di questa terra con l’uomo. 
E tutto ciò non dà solo buoni ortaggi, ma anche bellezza gratuita che fa bene al cuore e all’anima. Grazie Paolo Calcagno!